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Inascoltato l'appello per la vicenda Caldarosa 2 e 3 in Basilicata: un paradiso condannato dalle trivelle dell’Eni, salviamolo!

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

Inascoltato l'appello per la vicenda Caldarosa 2 e 3 in Basilicata: un paradiso condannato dalle trivelle dell’Eni, salviamolo!

L’Eni, nel suo nuovo programma di raddoppio petrolifero in Val d’Agri ed in Basilicata, è sempre più intenzionata a trivellare i pozzi “Caldarosa 2” e “Caldarosa 3” in un’area altamente vulnerabile dal punto di vista ambientale e paesaggistico. I cittadini hanno più volte chiesto di fermare questa vera e propria tragedia ambientale.

Chi ci segue si ricorderà che l'ENI S.p.a. presentò un ricorso nel 2015, dinanzi al TAR Basilicata, contro la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, l'Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Val d’Agri e Lagonegrese, la Regione Basilicata ed il Comune di Calvello. Questi ultimo non costituitisi in giudizio.

Il ricorso riguardava l'annullamento del parere negativo, espresso dal Soprintendente della Basilicata il 31.3.2015, con riferimento all'istanza di autorizzazione paesaggistica, presentata dall'ENI S.p.a. il 17.12.2012 e successivamente integrata il 28.11.2013, il 12.9.2014 ed il 6.10.2014, relativa al progetto “Sviluppo Caldarosa” che prevedeva la realizzazione di due nuovi pozzi petorliferi (Caldarosa 2 e Caldarosa 3) e delle condotte di collegamento alla rete di raccolta esistente.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata, con sentenza pubblicata il 24 marzo 2016, accolse il ricorso dell'ENI Spa annullando i pareri a firma del Soprintendente della Basilicata del 31.3.2015 e del 24.7.2015.

All'indomani della sentenza, facemmo del considerazioni sulla sentenza del TAR Basilicata che qui riproponiamo. E' sicuramente non opinabile, come sostenuto dal TAR Basilicata, che "tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri, cioè il diritto alla salute ed all'ambiente salubre non devono sempre prevalere sul diritto al lavoro" e quindi che "anche la tutela del paesaggio non deve sempre prevalere sugli interessi pubblici dello sviluppo delle fonti energetiche e dell’occupazione e sul diritto di impresa".

Tuttavia, a nostro avviso, ciò che sfugge ai giudici del TAR, analogamente alla resistente società petrolifera, è da ricercare nella sostanziale differenza, nel caso in esame, tra Ambiente, Paesaggio, Salute e Lavoro. Una differenza che dovrebbe portare ad una prevalenza del diritto alla salute, quindi della tutela dell'ambiente e del paesaggio, rispetto al diritto al lavoro.

La differenza risiede nell'unicità di quel paesaggio e di quell'ambiente cosa che non si può dire del diritto al lavoro che può essere soddisfatto anche altrove senza ledere quello specifico ambiente e paesaggio che, in quanto unici ed irripetibili, verrebbero irrimediabilmente compromessi differentemente dal lavoro il cui diritto può trovare godimento anche in luoghi differenti da quella specifica area o da quello specifico sito che si intende tutelare e salvaguardare. I principi dettati dalla nostra Costituzione sono tali perché andrebbero interpretati ed applicati alle varie fattispecie e non invocati in modo astratto senza alcuna contestualizzazione al caso in esame quale, appunto, l'ambiente ed il paesaggio di Caldarosa.

Inoltre, sembra del tutto inopportuna la tesi sostenuta dai giudici del TAR Basilicata secondo cui la Soprintendenza "non ha effettuato alcuna comparazione tra l’interesse della tutela del paesaggio, previsto dall’art. 9, comma 2, della Costituzione, e gli interessi pubblici dello sviluppo delle fonti energetiche e dell’occupazione e l’esercizio del diritto di impresa". Di analogo parere i giudici del TAR del Lazio, nella sentenza n. 3993/2014, sulla vicenda di un impattante elettrodotto ad altissima tensione della società Terna S.p.A. Una sentenza poi ribaltata dal Consiglio di Stato con sentenza n. 3652/2015 affermando che la tutela del paesaggio è principio fondamentale della nostra Costituzione che non si può subordinare agli interessi di altra natura ancor più se trattasi di interessi che possono essere soddisfatti in una pluralità di luoghi.

Dopo il discutibile esito del ricorso dinanzi al TAR Basilicata sulla vicenda Caldarosa 2 e 3, non si è fatto attendere il ricorso in appello al Consiglio di Stato da parte della Soprintendenza per le Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, dell'Ente Parco Nazionale dell'Appennino Lucano, Val D'Angri e Lagronese. Ancora una volta, si riscontra l'assenza della Regione Basilicata e del Comune interessato.

Ricorso contro l'ENI Spa per la riforma della sentenza del TAR Basilicata concernente il diniego all'autorizzazione paesaggistica per realizzazione "progetto di sviluppo Caldarosa - concessione coltivazione idrocarburi Val d'Agri". Al ricorso è stato affiancata la domanda di sospensione dell'efficacia della sentenza del tribunale amministrativo regionale di accoglimento del ricorso di primo grado la cui sentenza è stata pronunciata a favore dell'Eni S.p.a.

Della domanda di sospensione se ne discusso il 29 settembre scorso in Camera di Consiglio. Purtroppo, i giudici si sono espressi facendo notare che "non appare sussistere l’indefettibile presupposto del danno grave e irreparabile posto che, in esecuzione della pronuncia di primo grado, si impone una fattiva collaborazione della Amministrazione preposta alla tutela paesaggistica qui appellante nel procedimento autorizzatorio per cui è giudizio [...] il Consiglio di Stato respinge l'istanza cautelare".

Si spera che, nel giudizio di merito, possano prevalere le ragioni della Soprintendenza che mostra di volere difendere la nostra Terra più di quanto non faccia la "latitante" Regione Basilicata.

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