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Il TAR del Lazio dichiara inammissibile il ricorso sul quesito per il referendum del prossimo 4 dicembre.

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

Che fine ha fatto il ricorso presentato dinanzi al T.A.R. del Lazio per l'annullamento del Decreto del Presidente della Repubblica con il quale è stato ufficializzato il testo del quesito referendario relativo alla riforma della Costituzione?

Il TAR del Lazio dichiara inammissibile il ricorso sul quesito per il referendum del prossimo 4 dicembre.

Alcune forze politiche si sono scandalizzate nel leggere il quesito del referendum costituzionale sul quale siamo chiamati a votare il prossimo 4 dicembre. Giustamente ritenuto, da più parti, fazioso ed ingannevole per la sua formulazione poiché lascia passare solo mezze verità rispetto al macigno che tale riforma comporterebbe per la nostra Democrazia. Si parla, giustamente, di quesito formulato in modo non idoneo ad assicurare una corretta funzione informativa e di orientamento degli elettori.

Tuttavia, ci chiedevamo e continuiamo a chiederci quali le ragioni per scandalizzarsi solamente oggi e non al momento dell'approvazione del disegno di legge di riforma costituzionale?

L'attuale quesito non fa altro che riportare il titolo del testo di legge costituzionale approvato in Parlamento in seconda votazione a maggioranza assoluta: «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione». Disegno di legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016.

Parliamo di un testo di legge che è stato approvato dal Senato della Repubblica, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 20 gennaio 2016, e dalla Camera dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 12 aprile 2016. In definitiva, il nostro Parlamento si è espresso ben 4 volte sul medesimo testo con il medesimo titolo!

A nessuno è venuto in mente che il titolo del disegno di legge andava cambiato? Ci si scandalizza solamente dopo che l'Ufficio Centrale per il Referendum della Corte Suprema di Cassazione, con le ordinanze del 6 maggio 2016 e dell'8 agosto 2016, ha verificato la completezza delle richieste di referendum rispetto agli elementi di cui all'art. 4 della legge n. 352 del 1970 confermandone la legittimità della richiesta referendaria?

Ha nessuno è venuto in mente che le ordinanze di un Organo supremo, come la Cassazione, siano non impugnabili con gli ordinari mezzi giurisdizionali?

Ha nessuno è venuto in mente che il Decreto del Presidente della Repubblica del 27 settembre 2016, con relativa pubblicazione del quesito referendario, non poteva essere oggetto di impugnazione dal momento che lo stesso si è limitato a recepire quanto contenuto nelle precedenti Ordinanze dell'Ufficio Centrale del referendum della Corte di Cassazione?

Ciò nonostante si è assistito ad un ridicolo ricorso, depositato il 5 ottobre 2016 dinanzi al T.A.R. del Lazio, per l'annullamento del Decreto del Presidente della Repubblica del 27 settembre 2016 con richiesta cautelare di sospensione al fine di cambiare la formulazione del quesito del referendum costituzionale.

Lo scorso 17 aprile si è tenuta la Camera di Consiglio durante la quale si sarebbe dovuto discutere della sola sospensione del provvedimento impugnato. In realtà, la questione è stata liquidata dai giudici amministrativi, in tempi stringati, tramite una sentenza breve pubblicata giovedì scorso. Una sentenza con la quale si dichiara l'inammissibilità del ricorso per difetto assoluto di giurisdizione. Una sentenza con la quale non si è voluto neppure entrare nel merito della questione che è stata rapidamente bloccata per la sua manifesta inammissibilità.

Tra le righe della lapidaria sentenza, i giudici amministrativi sembrano riferire ai ricorrenti: con tale ricorso avete preso una cantonata pensando che i giudici amministrativi avessero potuto accogliere le vostre perplessità.

Si evidenzia che il Decreto del Presidente della Repubblica del 27 settembre 2016 è da ritenersi, purtroppo, insindacabile in relazione al quesito referendario poiché la sua formulazione proviene dalle ordinanze dell'Ufficio Centrale per il Referendum e che è stato meramente recepito nel conclusivo decreto presidenziale. I giudici amministrativi evidenziano che il Decreto presidenziale ed il quesito formulato non posso essere oggetto di ricorso amministrativo in quanto "non riconducibili all'esercizio di attività amministrativa, ma all'esplicazione di funzioni di garanzia e di controllo".

Il T.A.R. del Lazio evidenzia, inoltre, la non possibilità di individuare, ai sensi dell'art. 11 del codice del processo amministrativo, un diverso giudice nazionale a cui sottoporre la controversia.

Ci chiediamo: in una delicata battaglia che vede tanti di noi schierati per il "NO", era necessario seguire strade inutili e, soprattutto, mortificanti rispetto alle innumerevoli ragioni per votare "NO" al di là della ridicola formulazione del quesito referendario? Il testo del quesito referendario è talmente fazioso che dovrebbe rappresentare un motivo in più per votare "NO", non accettando di essere ingannati e trattati da burattini che hanno bisogno di ricevere una pillola addolcita (vedasi la fuorviante formulazione del quesito) per poterla ingoiare.

Donato Cancellara

A.I.L. - V.A.S. per il Vulture Alto Bradano

Il TAR del Lazio dichiara inammissibile il ricorso sul quesito per il referendum del prossimo 4 dicembre.
Il TAR del Lazio dichiara inammissibile il ricorso sul quesito per il referendum del prossimo 4 dicembre.

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