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Ancora anomalie nelle acque in prossimità dell'inceneritore "Fenice".

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

Ancora anomalie nelle acque in prossimità dell'inceneritore "Fenice".
Ancora anomalie nelle acque in prossimità dell'inceneritore "Fenice".
Ancora anomalie nelle acque in prossimità dell'inceneritore "Fenice".

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Comunicato del Comitato Diritto alla Salute

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“Tutto sommato, però, è una situazione stabile” !?!?!?!?

Questo è quanto riportato in un trafiletto pubblicato oggi sulla Gazzetta del Mezzogiorno (ndr. edizione Basilicata del 14 marzo 2016) con riferimento ai monitoraggi eseguiti a gennaio scorso sulle acque di falda sottostanti l’inceneritore Fenice-EDF-Rendina a San Nicola di Melfi. Non so chi sia l’autore, ma il tono tranquillizzante è del tutto fuori luogo! Proprio sul sito dell’ARPAB chiunque può visionare le tabelle dei monitoraggi a partire dall’anno 2002 fino a gennaio 2016, e rendersi conto che “tutto sommato” la situazione è a dir poco disastrosa da oltre 14 anni! Il fatto che questa situazione venga puntualmente ignorata da chi di competenza - perchè l’inceneritore serve a smaltire la monnezza “talquale” dei comuni del materano e non solo - non può diventare un dato acquisito e non si può accettare che l’ambiente continui “tranquillamente” ad essere inquinato. Al contrario, leggendo le tabelle di gennaio non possiamo che alimentare forti dubbi circa l’efficacia del MISE (Messa in Sicurezza in Emergenza) e circa la tanto decantata bonifica che dovrebbe essere stata avviata già da qualche mese. L’articolo esordisce con una affermazione molto avventata: "Acque intorno al termovalorizzatore Fenice sotto stretta osservazione da parte dell'ARPAB...", in netto contrasto col fatto che nelle stesse tabelle citate, mancano i campionamenti di VOC (composti organici volatili). Se a tutto questo si aggiungono le dichiarazioni degli ultimi due direttori dell’ARPAB circa l’impossibilità di svolgere le operazioni di routine a causa della mancanza di fondi, c’è poco da essere rassicurati! E in attesa di conoscere le cause dell’ennesima fumata rossa avvenuta il 10 marzo scorso - che si aggiunge alla lista di quelle a noi note del 18 maggio 2011 e del 02 novembre 2014 - speriamo che l’ARPAB sia in grado di esaminare i campioni di cenere e delle acque di lavaggio prelevate giovedì scorso.

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