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"INGEGNERI.info" dice la sua in merito al solare termodinamico confuso con il "solare termico".

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

INGEGNERI.info si unisce al mondo di coloro che creano, a nostro avviso, confusione ed inesattezze del tutto ingiustificabili, perché incompatibili con il mondo dell'ingegneria, in merito al SOLARE TERMODINAMICO.

Facciamo notare che il titolo dell'articolo su INGEGNERI.info evidenzia la superficialità con la quale vengono pubblicizzate alcune notizie. L'impianto in questione NON è un "solare termico", come evidenziato da INGEGNERI.info, bensì un solare termodinamico (CSP). La differenza è sostanziale poiché un impianto solare termico utilizza l'energia solare per la produzione energia termica finalizzata, generalmente, alla produzione di acqua calda (per impianti di riscaldamento e/o per uso sanitario) mentre un impianto solare termodinamico utilizza l'energia solare per produrre energia elettrica. La differenza risiede nella confusione, lasciando molto esterrefatti, tra le rinnovabili termiche e le rinnovabili elettriche.

Fatta questa precisazione, al fine di completare l'informazione, evitando di far passare "mezze verità", si fa osservare che quella del Solare Termodinamico (CSP) è un'ottima soluzione ai problemi energetici purché realizzata in aree desertiche, in aree industriali, in aree dismesse. La stessa ENEA nel "Quaderno del solare termodinamico" del Luglio 2011, nel paragrafo titolato "Il solare termodinamico in Italia – Prospettive di sviluppo" valuta che "Le prospettive di applicazione in Italia […] appaiono modeste, […]. Rimangono disponibili le aree industriali dismesse o le discariche esaurite, dove questi impianti potrebbero rappresentare un utile modo per riqualificare l’ambiente".

Non è un caso che l’impianto inaugurato in Marocco è stato collocato in un’area desertica qual è il deserto del Sahara.

A quanti pensano di propinare una tale soluzione anche in Italia, quale Paese privo di deserti africani, si precisa quanto segue: è evidente che la follia del fossile spesso trova altrettanta follia in impianti "rinnovabili" qualora gli stessi vengono concepiti in modo megalomane senza fare i conti con le fragilità di un territorio. Follia che non riguarda il caso del Marocco, ma riguarda il caso dell’Italia dove ci sono proposte di impianti solari termodinamici su aree agricole di alto pregio, dalla Basilicata alla Sardegna, con l’occupazione di centinaia di ettari di superficie. L'Italia non è il Marocco.

Diciamo “SI” alle rinnovabili, ma senza dimenticarci del territorio e dell’ambiente.

Le soluzioni ci sono affinché la Green Economy venga seriamente attuata anche in Italia, ma purtroppo occorre scollegarla alle lobbies energetiche che pensano solamente al proprio profitto e vedono ambiente e territorio unicamente ostacoli per le loro insaziabili tasche. In Italia non esiste una sola centrale solare termodinamica (CSP) di grandi dimensioni che sia stata concepita in aree dismesse, in aree industriali, in discariche esaurite come consigliato dalla stessa ENEA nel Quaderno del Solare termodinamico.

Quando leggiamo di impianti termodinamici nei deserti africani, ricordiamoci anche questo piccolo aspetto!

Se una grande Associazione a favore delle rinnovabili, come assoRinnovabili, afferma il suo "no agli incentivi ai grandi impianti solari termodinamici", non si capisce il perché altri sostenitori italiani delle rinnovabili debbano nascondersi dietro il paravento del solare africano facendo un favore agli speculatori ed un torto a chi vuole investire seriamente ed onestamente nel settore della Green Economy.

"INGEGNERI.info" dice la sua in merito al solare termodinamico confuso con il "solare termico".

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