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L'importanza di essere contrari alla devastazione del territorio senza pregiudizi.

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

In un articolo, apparso oggi in rete, si legge:
"E perché nel nostro Paese è tollerato l’impatto ambientale dei pozzi di petrolio e demonizzato quello degli impianti del solare termodinamico a concentrazione, di invenzione italiana? Perché, mentre con i nostri brevetti e le nostre aziende insegniamo al mondo come produrre energia con il sole, noi puntiamo, ancora, sul superato petrolio?" (cfr. http://www.futuro-europa.it/17637/economia/petrolio-cosa-ce-dietro-loro-nero.html#comment-49632)

La nostra RISPOSTA:
Non dovrebbe essere tollerato alcun abuso in termini di rilascio dei titoli autorizzativi sia che trattasi di petrolio sia che trattasi di rinnovabili selvagge. Dove per termine "selvaggio" si intende la devastazione di un territorio: consumo di suolo, enorme consumo d'acqua, forte impatto ambientale su tutte le matrici ambientali, sconvolgimento dell'identità di un territorio. Tutti aspetti riscontrabili sia nei progetti petroliferi sia nei mega progetti speculativi legati a mega impianti, solo in parte rinnovabili, che inquinano il vero settore delle VERE rinnovabili concepite a misura d'uomo e non a misura delle lobby dell'energia.

Infatti, dovremmo convenire sul fatto che tanti devastanti progetti andrebbero concepiti nelle aree desertiche e non in aree agricole di alto pregio e particolarmente antropizzate. Andrebbero concepiti nel deserto attività petrolifere così impattanti come quelle presenti nella Val D'Agri (Basilicata) e andrebbero concepiti nel deserto, o comunque in aree degradate, i mega impianti termodinamici previsti su centinaia di ettari di superficie. Infatti, gli impianti termodinamici cui si fa riferimento, siano quelli statunitensi o marocchini, sono collocati in aree desertiche. Mega impianto termodinamico della California "Ivanpah" collocato nel deserto del Mojave; impianto "Noor" nel Marocco nel deserto a sud della città marocchina di Ouarzazat.

Collocare tali impianti nelle aree desertiche non è solo un problema di forte impatto sul territorio, ma anche legato ai rischi di incendi ed esplosioni in quanto sottoposti alla Direttiva Seveso perché attività a rischio di incidente rilevante come, purtroppo, il cento Olio di Viggiano in Basilicata per la preraffinazione petrolifera. La differenza risiede nel fatto che il Centro Olio di Viggiano è un'attività sottoposta alla Direttiva Seveso ed occupa una superficie di 18 ettari, mentre ogni singolo impianto termodinamico previsto in Italia (compreso quello in Basilicata di 226 ettari) è sottoposto alla Direttiva Seveso ed occupa centinai di ettari.

Le Rinnovabili sulle quali puntare ci sono, ma non andrebbero certo concepite tramite megalomani impianti che fanno comunque ricorso alle fonti fossili, come il gas metano, per insufficiente irraggiamento solare.

La politica delle rinnovabili deve passare dal rispetto del territorio altrimenti si rischia di commettere gli stessi errori avvenuti con il petrolio che avvantaggia spropositatamente le lobby dell'energia senza ricadute tangibili anche causando un vero impoverimento.

Non a caso, la nostra Associazione insieme a tante altre realtà, anche lucane, si pone in una posizione di contrasto verso le attività petrolifere, verso le rinnovabili "selvagge", verso mega immondezzai, verso gli inceneritori, verso mega impianti di trattamento rifiuti e verso tutto ciò che viene concepito senza il rispetto del Territorio e di chi lo abita. Azione di contrasto che non si limita all'informazione e non fa sconti a nessuno.

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