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Sismicità indotta dalla reiniezione nell'Alta Val D'Agri.

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

In una delle presentazioni del Convegno sul "Rischio sismico naturale ed antropico nell'Alta Val D'Agri" presso l'Università della Basilicata (Unibas), il 12 novembre scorso, è stata sostenuta la tesi secondo la quale "la sismicità indotta non produce danni". Con tale tesi si è resi partecipi di un racconto che descrive una mezza verità come è solito fare nelle vicende legate al petrolio in Terra di Basilicata. Sarebbe stato opportuno ricordare, sottolineare ed evidenziare, in un centro di cultura e per alcuni di presunta eccellenza come l'Unibas, che tale tesi è stata circoscritta a pre-confezionati modellini di edifici. Edifici in c.a., a due e a quattro piani (con e senza soft-stoy) e con unico riferimento all'evento di sismicità indotta dell'Amiata, non sembrano affatto descrivere, in modo esaustivo, la realtà costruttiva dell'Alta Val D'Agri. Cosa accade per le strutture in muratura che costituiscono la maggior parte del nostro patrimonio edilizio? Cosa accade se non ci riferiamo alla singola registrazione sismica, ma consideriamo anche le registrazioni successive dal momento che la reiniezione non è un'attività che avviene in un solo momento della giornata, ma si protrae per anni, dipende dal volume di fluido reiniettato ed è caratterizzata dal suo potersi verificare anche al cessare della reiniezione? La singola registrazione produrrebbe cicli carico-scarico sulla struttura limitati nel tempo, ma considerare le successive registrazioni tratterrebbe il fenomeno come un evento temporalmente non isolato e assicurerebbe una più realistica predizione della risposta sismica delle strutture e quindi dello loro possibile danneggiamento. Ciò potrebbe evitare frasi del tipo "la sismicità indotta non produce danni" che sottostimano il fenomeno limitandolo a casi particolari nonché a simulazioni numeriche cariche di approssimazione per quanto eseguite tramite metodi dinamici in regime non lineare. I casi particolari non dovrebbero mai portare ad affermazioni generali inducendo rassicurazioni che sarebbero quantomeno azzardate perché frutto di un'analisi parziale della realtà. Ma come spesso accade, la parola d'ordine è rassicurare, addolcire la pillola "petrolio" e mostrarsi simpatici alle compagnie petrolifere che fanno della reinizione in Basilicata un'attività necessaria, inevitabile ed irrinunciabile pur se altamente impattante. Sembra ovvio che una strizzata d'occhio alle roialties, pensando alla vulnerabilità sismica del costruito, è inevitabile soprattutto se si parla di grandi cifre come di circa 300 milioni di euro! Cifre importanti che consigliamo di quantizzare anche in termini di danni che l'attività petrolifera ha già prodotto al territorio, guardando alla vulnerabilità in generale e non solo a quella sismica. Probabilmente ci si accorgerebbe che i danni potrebbero essere inestimabili perché irrimediabili.

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