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Sismicità indotta da attività antropiche nella Val D'Agri (PZ)

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

Ieri, presso l'Aula Magna dell'Università della Basilicata, si è tenuto un Convegno intitolato "STUDI E RICERCHE SUL RISCHIO SISMICO NATURALE ED ANTROPICO IN VAL D'AGRI".

Il problema affrontato è stato principalmente quello legato alla sismicità indotta dalla reiniezione dei fluidi con esplicito riferimento al Pozzo di reiniezione denominato "Costa Molina 2".

Tanti gli interventi, quasi tutti di grande rassicurazione, dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE-DGRIME), dal CNR-IMAA, dalll'INGV e da professori di geologia ed ingegneria dell'Università della Basilicata. Convegno abbastanza unilaterale!

Tanto ci sarebbe stato da obiettare alle rassicurazione di chi ha sostenuto che, sulla base dei propri studi ingegneristici, i danni arrecati dalla sismicità indotta sono nulli. Appunto, sulla base dei suoi studi e limitatamente ai casi particolari analizzati. Proprio quei casi e quelle approssimazioni nei metodi di calcolo che sarebbe stato opportuno evidenziare per evitare che si pensasse di generalizzare un ragionamento evidentemente particolare.

Ovviamente, è inutile interloquire e cercare il contraddittorio in una sede dove c'è l'INGV che collabora con la Total E&P Italia, l'Unibas che ha rapporti di collaborazione con Total ed Eni, un Ministero dello Sviluppo Economico che considera vitale la reiniezione per le sue attività petrolifere ancor più in vista dell'incremento dell'estrazione e quindi dei maggiori volumi di fluidi da reiniettare.

Utile leggere le considerazioni del Prof. Ortolani. Sicuramente, quanto precisato dal Prof. Ortolani poteva rappresentare un intervento qualificato che avrebbe arricchito il dibattito, ma sicuramente non avrebbe contribuito a rassicurare.

Ricordate, dire mezze verità è grave tanto quanto dire falsità perché induce ad avere una visione deviata della realtà.

Sismicità indotta da attività antropiche nella Val D'Agri (PZ)

Franco Ortolani

11 novembre alle ore 17:05 · Napoli ·

Basilicata: raddoppio delle estrazioni petrolifere e sismicità indotta.
Unibas-Cnr Imaa-UNMIG: nessun problema?

In vista del raddoppio delle estrazioni petrolifere in Basilicata l'UNIBAS con un convegno affronta uno degli importanti problemi geoambientali connessi, costituito dalla sismicità indotta essenzialmente dalla reiniezione dei fluidi in pressione nel sottosuolo.

Come si vede dalla carta allegata le aree nel cui sottosuolo si troverebbero le faglie sismogenetiche secondo INGV DISS-3 (fasce viola trasparenti) interessano una limitata porzione delle concessioni petrolifere.
La parte principale ricade nella val d'Agri dove da anni è attivo il pozzo di reiniezione Costa Molina 2 ed il Centro Oli COVA di Viaggiano e dove ENI vorrebbe attivare un nuovo pozzo di reiniezione, il Monte Alpi 9OR, che è ubicato proprio nella fascia con faglie sismogenetiche responsabili del terremoto del 1857.
E' noto che la semplice estrazione di idrocarburi induce sismicità molto limitata e che sono "preoccupanti" le reiniezioni nel sottosuolo interessato da faglie simogenetiche che hanno già originato terremoti disastrosi nel passato come in val d'Agri.
E' noto che la semplice reiniezione in un sottosuolo non interessato da faglie sismogenetiche può causare una sismicità indotta di bassa magnitudo.
Non sono ancora noti in Italia casi di reiniezione prolungata per molti anni di fluidi ad alta pressione nel sottosuolo con energia tettonica già accumulata e interessato da faglie sismogenetiche: appare evidente che è saggio evitate ulteriori sollecitazioni che potrebbero senza volere innescare terremoti tettonici nel sottosuolo di questo tipo.
Si aggiunge che la esatta posizione delle faglie sismogenetiche lungo le quali si originerà un terremoto non è nota prima che avvenga il terremoto; attualmente non si conosce l'entità della energia tettonica già accumulata nel sottosuolo e quanta ne manchi ancora per innescare un nuovo terremoto come quelli originati in passato.
Ne discende che le perturbazioni indotte dalle reiniezioni possono essere o meno decisive per l'innesco di un terremoto tettonico: il problema è che non si sa quale sia la situazione!
Questo è il caso della val d'Agri.
Da questo quadro si evince che può rappresentare un azzardo effettuare reiniezioni nel sottosuolo della val d'Agri!

Lo schema A della seconda figura è tratto da una pubblicazione di Improta e Piccinini e riporta le faglie attive che interessano la destra (MMFS) e la sinistra (BAFS) orografica del fiume Agri, la sismicità indotta dalla gestione dell'invaso del Pertusillo, la sismicità indotta dalle reiniezioni nel pozzo Costa Molina 2, l'ubicazione del pozzo Monte Alpi 9 OR che ENI vorrebbe attivare come pozzo di reiniezione e la fascia, tratta di INGV DISS-3, nel cui sottosuolo si troverebbe la faglia (o le faglie) che ha originato il terremoto del 1857. Lo schema B tratto da una pubblicazione di Valensise, Burrato e Vannoli delinea l'area epicentrale del terremoto del 1857 (M=7,0) ed evidenzia la direzionalità della rottura verso SE dove è ubicato il Centro Oli COVA di Viggiano e dove furono registrati i più disastrosi effetti locali. Lo schema C sintetizza gli elementi sopra descritti.

Il convegno "Studi e ricerche sul rischio sismico naturale ed antropico in Val d'Agri" si presenta come un importante evento istituzionale in quanto organizzato da Unibas-Cnr Imaa a Potenza il 12 novembre 2015.
Nella locandina di presentazione dell'evento si legge "L'Università della Basilicata ed il CNR-IMAA organizzano un convegno dedicato alla diffusione dei risultati di progetti di ricerca riguardanti il rischio sismico della Val d'Agri, contestualizzandoli ad altre iniziative in corso promosse da soggetti pubblici e volte al monitoraggio e alla riduzione del rischio sismico sia naturale che antropico. Al interverranno, oltre ad alcuni tra i massimi esperti di rischio sismico in campo nazionale, anche i rappresentanti del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e del Ministero dello Sviluppo Economico."

Alcuni giorni fa la OLA Organizzazione Lucana Ambientalista ha reso noto che con la Circolare 5 novembre 2015 dell’UNMIG si avrà uno “sblocca reiniezione” dal momento che è scritto nel provvedimento “la partecipazione regionale (ndr: e anche dei Comuni) dai procedimenti autorizzatori in parola, ed, in particolare, dalle autorizzazioni di cui al comma 82-sexies della legge 239/2004“. Gli “indirizzi interpretativi per l’applicazione dell’articolo 1, comma 82-sexies della L. 23 agosto 2004, n. 239, così come modificato dall’art. 38, comma 11, del D.L. 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164 (sblocca Italia), in materia di autorizzazione alla reiniezione delle acque di strato” potrebbero dunque essere applicati da subito per le autorizzazioni per i pozzi reiniettori di Grumento Nova (Monte Alpi 9Or), di Viggiano (Enoc 1) e Costa Molina 2. E’ notorio infatti che in Val d’Agri al petrolio si associano oggi quantità crescenti e notevoli di acque di strato e quelle di produzione, estratte dal giacimento. Sul pozzo reiniettore Costa Molina 2, nel territorio di Montemurro, attivo ed autorizzato da oltre 10 anni, vi sono inoltre problematiche di inquinamento lungo la condotta ed in aree ad esso sottese, con problematiche relative alla sua utilizzazione futura. Mentre per il pozzo reiniettore Monte Alpi 9Or, il Comune di Grumento Nova ha applicato il principio di precauzione, negando il permesso a costruire, mentre per il pozzo Enoc 1, l’autorizzazione VIA sarebbe stata bloccata dalla Regione Basilicata. Ma oltre alla legge “sblocca Italia” ci pensa oggi la circolare applicativa “sblocca reiniezione”, attribuendo “all’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e la Geotermia (UNMIG) la competenza ad autorizzare queste attività di reiniezione, compresa la perforazione, a seguito delle modifiche introdotte dal decreto “Sblocca Italia …derogando la normativa contenuta nel Codice dell’Ambiente“."

La lettura del programma del convegno evidenzia un consistente interesse relativo alla sismicità indotta essenzialmente dalle reiniezioni di fluidi in pressione nel sottosuolo.
Sulla sismicità indotta dalle attività umane nel sottosuolo sono previsti gli interventi di Daniela Di Bucci (DPCN), di Enrico Priolo (OGS) che sta monitorando gli effetti delle reiniezioni di metano nel campo di stoccaggio di Collalto in Veneto, di Alfredo Tony Stabile (IMAA) che ha svolto uno studio sulla sismicità indotta dal pozzo di reiniezione Costa Molina 2 in sinistra Agri, di Marco Mucciarelli (Università della Basilicata e OGS) sul confronto tra la pericolosità sismica naturale e indotta, Angelo Masi (Università della Basilicata/ReLUIS) sul rischio sismico derivante da sismicità naturale ed indotta: applicazioni ad edifici,
Liliana Panei (Ministero dello Sviluppo Economico) sulle attività di MISE-DGRIME circa la sismicità indotta.

Sembra interessante la relazione di Davide Piccinini (INGV) che ha studiato la sismicità naturale di fondo nell’area del giacimento Gorgoglione nell'ambito di una collaborazione tra Total e l’INGV a protezione di cittadini e ambiente. INGV già lavora con ENI in val d'Agri. UNIBAS già collabora con convenzioni con ENI e TOTAL.
UNIBAS ed INGV sono coinvolte con convenzioni, nei modi consentiti, nelle attività petrolifere; si deduce che, nei modi consentiti, ci sia un interesse alla continuazione ed espansione delle attività petrolifere in Basilicata.

Si intuisce che l'obiettivo principale del convegno è rassicurare i cittadini circa i pericoli della sismicità indotta in val d'Agri dove avvengono le reiniezioni di fluidi in pressione nel sottosuolo interessato dalle faglie sismogenetiche la cui ubicazione esatta non è nota.
Si sa che c'è una faglia (o più faglie) che ha causato il disastroso terremoto del 1857 (circa 10.000 vittime, magnitudo 7,0) ma non si conosce dove essa sia ubicata nè quanta energia tettonica vi sia già accumulata nel sottosuolo e quali relazioni abbiano con essa le reiniezioni in corso da vari anni nel pozzo Costa Molina 2.
Tali reiniezioni fanno bene, fanno male? Non si sa!
Un altro pozzo di reiniezione (il Monte Alpi 9OR) può aggravare la instabilità del sottosuolo o può migliorarla? Non si sa!

In questo quadro di conoscenza parziale dello stato del sottosuolo della val d'Agri sembra che si voglia dare peso alla limitata conoscenza fino ad oggi disponibile, che può consentire il raddoppio delle estrazioni senza allarmare i cittadini, dal momento che il Governo favorisce le attività estrattive "ad ogni costo" e le istituzioni locali sono allineate sulle posizioni governative.
Sembra che sia importante fare sapere che la "scienza ufficiale" consente le nuove attività nel sottosuolo e che gli eventuali pericoli sono controllabili dall'uomo; in altre parole che tutto è sotto controllo!
Le istituzioni nazionali responsabili delle attività nel sottosuolo sono pertanto "coperte" dalle conoscenze scientifiche ufficiali: così si deve sapere.

Peccato che di solito non si tratti un problema di importanza strategica per la val d'Agri, la Basilicata e la Campania: fa bene la sismicità indotta dalle reiniezioni nel pozzo Costa Molina 2 e dal riempimento e svuotamento del bacino del Pertusillo nel sottosuolo interessato da faglie sismogenetiche che hanno causato il terremoto del 1857? E ancora...un secondo pozzo di reiniezione in val d'Agri "stabilizzerebbe" le faglie sismogenetiche?
Spero che il dott. Stabile abbia corretto la sezione geologica attraverso il pozzo Costa Molina 2.
Gli studi, se non sono stati effettuati, dovrebbero riguardare anche la elaborazione di scenari relativi agli effetti che si potrebbero verificare nella val d’Agri di oggi, con l’urbanizzazione, i pozzi petroliferi, gli oleodotti, il Centro Oli COVA di Viggiano costruito e in via di ampliamento proprio nell’area interessata da effetti dell’undicesimo grado MCS nel 1857 e il lago del Pertusillo.
Gli studi, se non sono stati effettuati, dovrebbero contemplare la elaborazione di scenari con la previsione della risposta locale in relazione alle strade di accesso alla val d’Agri dopo un eventuale sisma: quali verrebbero interrotte da frane e/o assestamenti dei rilevati?
Quali strade di accesso sicure sarebbero percorribili per garantire un rapido ed efficace intervento dei mezzi di soccorso?
UNIBAS, CNR e INGV contribuiscono in vario modo alle attività petrolifere nei modi consentiti: nei modi consentiti traggono vantaggi da tali attività!
E’ difficile credere che, nei modi consentiti, abbiano interesse ad ostacolare le attività petrolifere.
Sembra quasi che il convegno si proponga di dare la “patente di non pericolosità” alle reiniezioni e alla sismicità da esse indotta.
A patto, però, che si effettui un loro controllo che solo strutture qualificate, come quelle citate, possono eseguire!
Un bel giro, consistenti interessi economici!
In questo quadro, chi fornisce la garanzia della sicurezza ambientale trasparente?
Chi tutela trasparentemente i cittadini e le risorse naturali di superficie di importanza strategica per l’assetto socio-economico di oggi e di domani come le acque?

Circa la val d'Agri ricordo qualche affermazione sopra delineata:
-la esatta posizione delle faglie sismogenetiche lungo le quali si originerà un terremoto non è nota prima che avvenga il terremoto;
-attualmente non si conosce l'entità della energia tettonica già accumulata nel sottosuolo e quanta ne manchi ancora per innescare un nuovo terremoto come quelli originati in passato;
-le perturbazioni indotte dalle reiniezioni possono essere o meno decisive per l'innesco di un terremoto tettonico;
-senza queste conoscenze è un azzardo effettuare reiniezioni nel sottosuolo della val d'Agri!
E’ evidente che sottovalutare, per qualsiasi motivo, questi aspetti, specialmente da parte di scienziati, non è cosa buona!

Sismicità indotta da attività antropiche nella Val D'Agri (PZ)
Sismicità indotta da attività antropiche nella Val D'Agri (PZ)

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