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Caso inceneritore FENICE: il Tar Basilicata si esprime in suo favore

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

Una notizia che non sorprende, ma riempie di grande rammarico e sconcerto. Regione Basilicata ed ARPAB “bastonati” dai giudici del Tar per le loro mancanze. Sarà per questo motivo che ancora una volta si deve dire grazie alla Ola per venire a conoscenza, con prontezza, di notizie che riguardano
il nostro ambiente, il nostro territorio, la nostra salute?

È necessario fare una brevissima sintesi sulla vicenda per capire il senso della recente sentenza del Tar Basilicata a favore dell’inceneritore FENICE che potrà scandalosamente rifunzionare con entrambi i forni.

Ricordiamo che con la D.G.R. n. 1499 del 9 dicembre 2014, la Regione Basilicata diffidò e sospese l’attività relativa al forno a tamburo rotante dell’inceneritore Fenice Ambiente S.r.l., oggi Rendina Ambiente S.r.l. Successivamente, con Ordinanza del Tar Baislicata n. 10/2015 venne accolta l’istanza cautelare, presentata dalla società Rendina, consentendo di riattivare il forno rotante. A sua volta il Consiglio si Stato, con Ordinanza n. 1819/2015, accoglie il ricorso in appello della Regione Basilicata, contro la decisione del Tar Basilicata, facendo ritornare efficace il provvedimento di sospensione del forno rotante.
Lo scorso 7 ottobre, con sentenza n. 609 il Tar Basilicata annulla la D.G.R. n. 1499 della Regione Basilicata consentendo di far ripartire il forno rotante.

La Regione Basilicata e l’ARPAB vengono inoltre condannate al risarcimento del danno per il mancato utile derivante alla società, dalla data del provvedimento impugnato e per il periodo di effettiva interruzione delle attività, da commisurare al valore di attività similari. Condannate inoltre al risarcimento dei danni derivanti dalla permanenza dei rifiuti nelle vasche di stoccaggio, nonché quelli derivanti dall’applicazione di eventuali penali ed altre similari clausole contrattuali, ove dipendenti in via diretta dal fermo dell’attività.

Viene da chiedersi: come mai il Tar Basilicata ha dato ragione alla società Rendina (ex Fenice)? Sembra che abbia fatto bene a dare ragione e che le responsabilità ricadono evidentemente sulla Regione Basilicata ed ARPAB. Infatti, i giudici evidenziano che nella D.G.R. n. 1449/2014, annullata dal Tar, si rimanda alla determinazione assunta dall’ARPAB. Una determinazione dalla quale si evince che l’ARPAB non ha valutato il potenziale impatto sull’ambiente delle emissioni di iodio nelle concentrazioni che hanno determinato i fumi rossastri. Per tale motivo i giudici del Tar hanno ritenuto che dalla nota dell’ARPAB non poteva rilevarsi una situazione di pericolo tale da giustificare la sospensione del forno rotante. In aggiunta, sembra sconcertante leggere che la stessa Autorizzazione Integrata ambientale (A.I.A.), rilasciata dalla Regione Basilicata, non prevede controlli sulle emissioni di iodio in atmosfera.

Le responsabilità sembrano palesarsi anche sul Comune di Melfi oltre che sulla Regione Basilicata perché hanno diffusamente sostenuto che il provvedimento di sospensione, adottato dalla Regione (D.G.R. n. 1449/2014), sarebbe stato emanato in attuazione del principio comunitario di precauzione. Tuttavia, i giudici del Tar evidenziano che del principio di precauzione, tanto invocato, non c’è traccia in quel provvedimento di sospensione adottato dalla Regione Basilicata, oggi annullato tramite la recente sentenza.

Per una volta si parla correttamente del principio di precauzione, ma si dimentica di citarlo esplicitamente nel proprio provvedimento. Viene da chiedersi: semplice incompetenza, o forse l’incompetenza rappresenta una giustificazione e le motivazioni di tale mancanza sono di altra natura? Ovviamente, la risposta sarà ancora una volta: pronti a presentare ricorso in appello al Consiglio di Stato. Almeno un “mea culpa”, su provvedimenti sbagliati e palesemente viziati, non sarebbe arrivato il momenti di farlo? Ora alla beffa si aggiungerebbe anche il danno economico. Forse la materia economica legata al danno alle casse regionali potrebbe alzare il livello d’attenzione della Corte dei Conti sulla vicenda?

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