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Speculazione del Fotovoltaico in Basilicata e Puglia

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

I fornitori non pagati, gli agricoltori raggirati, la ricchezza prodotta ogni giorno dal sole che finisce in Svizzera e Lussemburgo. Lo sviluppo è finito, la saturazione è vicina, i primi segnali dicono che la bolla del fotovoltaico sta per scoppiare.

Oltre ai subappaltatori, ai fornitori ed ai professionisti (uno dei quali a febbraio aveva chiesto il fallimento della Saem società di Altamura), non hanno visto un centesimo nemmeno gli agricoltori pugliesi e lucani che stanno affittando i suoli su cui sorgono gli impianti: speravano di incassare fino a 30mila euro l’anno a ettaro. E c’è da scommettere che tra dieci anni, quando finirà il ciclo di vita dei moduli, i pannelli solari (che sono rifiuti speciali) rimarranno abbandonati nei campi: le fideiussioni adesso sono carta straccia, a pagare per la rimozione dovranno essere i Comuni.

Enzo Indirli POLITICA del FOTOVOLTAICO per grandi impianti.
OGGI: immense distese di "specchi" cattura raggi, che da lontano sembrano laghetti artificiali ma che in realtà sono cappe che devastano la biodiversità di quella parte di suolo e confondono gli uccelli migratori, creando profitto solo per singole aziende, italiane e straniere, e pochissimo o nessun ritorno positivo per tutta la comunità.

Ora immaginate, invece, come sarebbe se la politica sulle rinnovabili fosse stata "orientata" verso soluzioni minime famigliari e non verso immensi parchi gestiti da singole aziende.

Immaginate cosa ci sarebbe ora se gli incentivi fossero stati dati alle piccole istallazioni domestiche rendendo "fattibile per tutti" l'utilizzo dell'energia pulita e rinnovabile.

Se tutto ciò si fosse verificato, OGGI noi avremmo
- tantissimo suolo libero, in grado di assorbire e smaltire molta più acqua piovana rispetto ad ora, limitando le problematiche derivanti da bombe d'acqua o alluvioni;
- pannelli montati sui tetti di case ed edifici pubblici, SENZA ulteriore CONSUMO DI SUOLO;
- benefici economici legati ai cittadini, sia direttamente in qualità di beneficiari privati che indirettamente come utenti di edifici pubblici, infatti un maggior uso delle rinnovabili abbatte notevolmente il costo dell'energia fossile e dio conseguenza, diminuisce il carico di tasse cittadine;
- creazione di opportunità di lavoro per centinaia di migliaia di piccoli imprenditori installatori;
- una netta e drastica diminuzione del consumo dell'energia da fossili con un impatto sull'ambiente fortemente POSITIVO;

Quindi, dato per vero che almeno una parte delle motivazioni di cui sopra, possano essere realmente attuabili, mi chiedo per quale perverso motivo le politiche governative, nazionali e locali, si indirizzano sempre verso strade diverse?
Per quale insano ragionamento socio culturale e di benessere sociale, si preferiscono progetti di Grandi opere concentrate, con privilegi solo per pochi eletti e non piccoli interventi, sparsi capillarmente sul territorio, in grado di produrre beneficio tanto per chi opera che per chi ne usufruisce?

Intercomunale Lucania Ottimo commento e giustissime osservazioni. Al tuo interrogativo: per quale motivo? Il motivo si chiama speculazione. La speculazione attira a se laudi profitti che non guardano in faccia niente e nessuno. La speculazione attira a se la mala politica; amministratori corrotti; amministratori che pensano "che c'è di male" pur rendendosi complici di un sistema del malaffare; la speculazione attira a se la truffa e la frode anche quella legalizzata tramite assurdi incentivi statali. La speculazione attira a se la prostituzione di se stessi e del territorio in cui si vive e/o in cui altri vivono.

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