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Prof. Franco ORTOLANI: Petrolio, Sismicità e Genuinità del Vulture

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

Condividiamo la nota del Prof. Franco ORTOLANI, persona e professionista che non solo consideriamo serio uomo di scienza ... di lui, dei suoi studi e delle sue affermazioni, non si può certo dire che manchi la COERENZA.

Prof. Franco ORTOLANI: Petrolio, Sismicità e Genuinità del Vulture

Il Prof. Franco ORTOLANI scrive:

Basilicata: terra di sperimentazioni!
Dove l'uomo petroliere aiuta la natura!
"Stimolando" le faglie sismogenetiche che hanno già originato terremoti disastrosi (Vulture 1851; Val D'Agri 1857)!
E i rappresentanti delle Istituzioni preposte alla tutela dei cittadini stanno a "guardare" spensieratamente!

Qualche mese fa ho scritto questa nota.

Petrolio e sismicità: attrazione fatale in Basilicata.
Non si fanno ricerche petrolifere se non ci sono faglie attive sismogenetiche.
La Delta Energy intende svolgere ricerca di idrocarburi nelle aree di produzione del vino Aglianico del Vulture, di prodotti cerealicoli ed olivicoli di pregio, ove sono presenti valenze ambientali, archeologiche, naturalistiche, SIC e ZPS incluse nella Rete Natura 2000 dell’Unione Europea.
Siamo alle solite.
E naturalmente, ormai, è un’attrazione fatale: petrolio e sismicità.
L’area del permesso è stata in gran parte area epicentrale del disastroso sisma del 1851.
Ricordiamo che il 14 Agosto 1851 si verificò un sisma del X grado Mercalli, con maggiori effetti distruttivi proprio nella zona del Vulture.
Praticamente distrutte Barile e Melfi; 1000 circa i morti.
Si ripropone un’altra volta la incompatibilità tra attività petrolifere nel sottosuolo e faglie attive sismogenetiche.
Da "Regione Informa". L'intensità del terremoto che il 14 agosto 1851 scosse il Vulture, fu pari al decimo grado della scala Mercalli e risulta fra le scosse più violente che investirono la Basilicata. Il sisma colpì la zona settentrionale della regione con epicentro tra Melfi e Rionero, causando danni ingenti soprattutto a Melfi, Rapolla, Barile ma anche a Rionero, Atella, Venosa, Lavello, Monteverde, Ascoli Satriano, Candela. È stato calcolato che i comuni più colpiti subirono un danno di circa due milioni di ducati, ma enorme fu la perdita di vite umane e di feriti a seguito di quella terribile scossa. Nel distretto di Melfi si registrarono seicentoventotto morti e trecentonovantasei feriti: nella città federiciana vi furono quattrocentoquarantaquattro morti e cento feriti, a Barile centocinque morti e centonovantasei feriti, a Rionero sessantatre morti e novantotto feriti, a Venosa undici morti, a Candela tre morti, a Lavello un morto, a Ripacandida un morto, ad Atella due feriti. Ai primi soccorsi ai feriti e alla popolazione prestati, con i medici locali, dai chirurghi giunti dalla Casa degli Incurabili di Napoli e all'opera delle figlie della Congregazione vincenziana, si aggiunse l'invio, sui luoghi del disastro, di esponenti e studiosi del Reale Istituto di Incoraggiamento e della Accademia Reale delle Scienze, per meglio indagare i fenomeni naturali collegati a quell'evento sismico in un'area di antica origine.

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