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Opificio CSS di Senise e centrale Termodinanica di Banzi: “Un territorio non può essere sviluppato senza il consenso delle comunità”

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

Nella giornata di ieri (8 gennaio) si è tenuto, nel Comune di Senise, un convegno sul Combustibile Solido Secondario (CSS) per cercare di fare informazione e rendere appetibile un'idea di sviluppo che non farebbe altro, a nostro avviso, che continuare a puntare sull'utilizzo degli inceneritori e sull'alimentazione, tramite CSS, di cementifici e di possibili impianti a biomassa. Riteniamo rilevante l'intervista all'Assessore regionale all'Ambiente Aldo Berlinguer in merito alla vicenda dell'impianto di trattamento rifiuti, previsto a Senise, e la non accettazione da parte della Comunità locale espressasi recentemente con una specifica Delibera diniego alla realizzazione. Nell'intervista si pone la seguente domanda:

"Ieri il Comune di Senise ha deliberato contro l'impianto. A livello burocratico - amministrativo che valenza ha questa delibera rispetto all'iter già predisposto?". L'Assessore risponde: "Io non metterei la questione solamente in termini burocratici. Per quanto mi riguarda vale il principio che un territorio non può essere sviluppato senza il consenso delle comunità che vi abita. Questo è evidente. Non si può pensare di creare sviluppo e opportunità contro il volere delle comunità di un certo territorio. Questo è un principio sacrosanto che si deve travasare anche nell'iter burocratico, nell'iter amministrativo per quanto è possibile [...] La Comunità deve stare tranquilla perché non si vedrà attraversare sulla tesata cose che non desidera, cose che non vuole".

Nella medesima giornata, in presenza del Comitato locale e del Sindaco di Senise, l'Assessore Aldo Berlinguer ribadisce il concetto:

"Sono convinto di un principio cioè quello in base al quale non si può pensare allo sviluppo di un territorio contro il volere del territorio. Prendo atto che con la manifestazione dei cittadini, del comitato e con l'atto formale del Comune è stato espresso parere sfavorevole [...] Fatto per me molto rilevante".

Affermazioni importanti che dovrebbero caratterizzare l'indirizzo politico regionale in merito ad un'opera industriale come quella che si vorrebbe realizzare a Senise. Le dichiarazioni dell'Assessore si possono indubbiamente riferire anche ad un'altra questione che affligge il Vulture Alto Bradano. Trattasi della centrale termoelettrica ibrida della società Teknosolar Italia 2 S.r.l. Anche in questo caso è applicabile il principio secondo il quale "non si può pensare allo sviluppo di un territorio contro il volere del territorio" e " un territorio non può essere sviluppato senza il consenso delle comunità che vi abita". Chi abita i 226 ettari di terreni agricoli dove si vorrebbe realizzare la centrale alimentata da energia solare e da oltre 7.7 milioni di normal metri cubi annui di gas metano? I 226 ettari sono lavorati per il 99% dalla Comunità di Palazzo San Gervasio. Di questi, oltre il 50% ha dichiarato, tramite sottoscrizione di scritture private, di non essere interessato ad alcuna manifestazione di interesse alle proposte della Teknosolar Italia 2 S.r.l. A ciò si aggiunge la Delibera di diniego del Comune di Palazzo San Gervasio (Del. C.C. n. 41 del 7.11.2013) in rappresentanza anche della Comunità che lavora gran parte dei terreni interessati; la Delibera di diniego del Comune di Spinazzola (Regione Puglia) a meno di 200 metri dal perimetro dell'impianto (Del. C.C. n. 7 del 13.02.2014); la Delibera di diniego dei Comuni limitrofi di Montemilone (Del. C.C. n. 18 del 29.11.2013); Ripacandida (Del. C.C. n. 7 del 27.03.2014); Lavello (Del. C.C. n. 33 del 17.07.2014); Maschito (Del. C.C. n. 4 del 8.02.2014); Genzano di Lucania (Del. n. 29 del 30.11.2013) e San Fele (Del. n. 72 del 4.11.2014). Si aggiunge inoltre il diniego della Provincia di Potenza (Del. n. 8 del 5.03.2014) e le due Delibere dell'Area Programma Vulture Altro Bradano con le quali è stata espressa, motivandola, la netta contrarietà della Conferenza dei Sindaci tramite votazione unanime. La prima Delibera n. 8 del 21.07.2014 è stata votata favorevolmente da tutti i presenti in qualità di rappresentanti di 15 Comuni dell'Area Programma VAB (Palazzo San Gervasio, Atella, Barile, Genzano di Lucania, Lavello, Maschito, Melfi, Montemilone, Rapolla, Rapone, Rionero in Vulture, Ripacandida, Ruvo del Monte, San Fele, Venosa). La seconda Delibera n. 9 del 13.10.2014 è stata anch'essa votata favorevolmente da tutti i presenti in qualità di rappresentanti di 14 Comuni dell'Area Programma VAB (Palazzo San Gervasio, Barile, Genzano di Lucania, Lavello, Maschito, Melfi, Montemilone, Rapolla, Rapone, Rionero in Vulture, Ripacandida, Forenza, San Fele, Venosa).

A ciò si è aggiunto anche il Gruppo d'Azione Locale (GAL) per lo Sviluppo Vulture Alto Bradano che, tramite comunicato stampa del 7 ottobre 2014, ha espresso la sua contrarietà alla proposta progettuale della società Teknosolar Italia 2 S.r.l. "in netto contrasto con le disposizioni vigenti in materia di sostegno al settore agricolo, alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio rurale". Il GAL ha affermato inoltre che "quanto proposto dalla Teknosolar Italia 2 S.r.l. è in antitesi con la programmazione di sviluppo locale prevista per il territorio prescelto poiché nessuna area agricola così vasta (oltre 226 ettari), scelta irrazionalmente per la centrale termoelettrica, può essere occupata a scapito dell’agricoltura e di conseguenza della salute. In gioco non vi è solo una delle poche aree pianeggianti del Vulture Alto Bradano, ma vi è una zona singolarmente costituita da terreni irrigui, naturalmente vocati all'orticoltura ed alla cerealicoltura di qualità. La programmazione di sviluppo locale dell’Area è stata affermata nel Manifesto “Patto Val d’Ofanto” sottoscritto il 7 maggio scorso da 51 Comuni afferenti alle Regioni Basilicata, Puglia e Campania". Il “Patto Val d’Ofanto” afferma la volontà di "non porsi in contrasto con gli impianti alimentati da fonti di energia elettrica rinnovabile infatti, prevede la costituzione di un Consorzio per l’innovazione territoriale mirante alla promozione della green economy e quindi dell’energia da fonti rinnovabili, intesa come sostegno al settore agricolo e non a discapito dello stesso. I Comuni associati si impegnano a promuovere la naturalità, la ruralità e la cultura storica del territorio, quali elementi fondanti su cui progettare strategie di sviluppo”.

Ing. Donato Cancellara

Associazione Intercomunale Lucania

art. il Quotidiano del SUD - 10 gennaio 2015

art. il Quotidiano del SUD - 10 gennaio 2015

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