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La vera risorsa è la nostra ACQUA non certo il Petrolio estratto a discapito dell'ACQUA stessa.

Pubblicato su da ASSOCIAZIONE INTERCOMUNALE LUCANIA

ESTRARRE PETROLIO COSTA ACQUA. MOLTA ACQUA.

HA SENSO SPRECARLA?

Per ogni barile di petrolio estratto occorrono 7-8 barili di acqua. Alle compagnie petrolifere non interessa la qualità dell'acqua, ma a NOI interessa che un'acqua pregiata (il vero "oro" che abbiamo nel sottosuolo) non venga sprecata, massivamente sfruttata e sconsideratamente inquinata. Infatti, quella stessa acqua utilizzata nel processo di estrazione, viene restituita con l'aggiunta di inquinanti tra cui svariati metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici ed elementi radioattivi.

Consumo di acqua Estrazione di Petrolio

Trivellazioni petrolifere nel Sannio: nuovo Texas o rischio disastro ambientale?

Si parla anche di Basilicata

Nel Sannio è cominciata la corsa al petrolio. Alcune aziende straniere italiane, tra cui la Delta Energy e la Italmin Exploration hanno presentato quattro progetti di trivellazione del sottosuolo tra il Sannio e l'Irpinia. La speranza è quella di trovare dei giacimenti come quelli della Val D'Agri in Basilicata. Le zone sono : Nusco, Case Capozzi, Pietraspaccata e Santacroce. Progetti che hanno degli status diversi. Si va dalla bocciatura del progetto di Case Capozzi fino allo stato avanzato di quello di Nusco. Le trivelle si preparano ad entrare in azione in un territorio già interessato da queste attività tra gli anni ottanta e novanta. Ma cittadini e tecnici alzano le barricate contro il progetto. Altro che sviluppo e prosperità, secondo i comitati No Triv ed alcui esperti dell'Università del Sannio, i progetti di trivellazione porteranno solo all'inquinamento dle territorio e non avranno alcun beneficio in termini di sviluppo ed occupazione. I pozzi installati dall'Eni nel Sannio ultimando le loro attività di estrazione negli anni novanta hanno lasciato territori inquinati e cantieri abbandonati a 700 metri di altezza. Il professor Domenico Cicchella, docente di Geochimica dell'Università del Sannio, ci spiega come le trivellazioni del sottosuolo vengano effettuatte iniettando nei fori sostanze tossico nocive che fuoriescono successivamente dal canale. Le trivellazioni bucano le falde acquifere e le sostanze pericolose, usate per mantenere lubrificato il foro, inquinano le acque. Gli stessi fanghi pericolosi, difficili da smaltire in una regione come la Campania priva di discariche per rifiuti speciali, si mischiano all'acqua che esce sempre dai pozzi. Si generano così dei laghetti di acqua inquinata dagli Idrocarburi Policiclici Aromatici contenuti nei fanghi di trivellazione.
L'inquinamento è uno dei principali motivi di opposizione al progetto di trivellazione. Ma i detrattori si soffermano anche sul presunto sviluppo del territorio che porterebbe il progetto. L'esempio più evidente è quello della vicina Basilicata. Secondo i dati del Ministero dell'Infrastrutture le trivellazioni petrolifere tra il 1998 ed il 2011 hanno portato nelle casse degli enti locali della Basilicata complessivamente 585 milioni di euro. Di questi sono 6,6 milioni sono andati ad ognuno dei comuni interessati dalle trivellazioni, mentre alla Regione Basilicata è andata una cifra intorno ai 45 milioni di euro l'anno. Un po' poco se si pensa ai bilanci degli enti locali in tempi di crisi e le spese che gli stessi devono sostenere.
Anche sul piano dell'occupazione i vantaggi sembrano minini. Il settore delle trivellazioni petrolifere infatti si base su una manodopera altamente specializzata. Le aziende che si occupano di questo settore utilizzano il proprio personale spostandolo in tutto il mondo. Il Sannio non ha sul suo territorio dei centri di formazione adeguati a questo settore.
Lo stesso petrolio, considerato dai tecnici ricco di zolfo e quindi molto impuro, dovrebbe essere lavorato in prossimità dell'estrazione e, come è noto, in provincia di Benevento non ci sono né raffinerie né rigassificatori.
Ad analizzare il fenomeno su scala nazionale è il volume “Trivelle d'Italia” di Pietro Dommarco edito da Altraeconomia. Secondo lo studio di Dommarco Nel nostro Paese, infatti, le percentuali di compensazione ambientale sono tra le più basse al mondo: per questo, oggi in Italia sono centinaia le concessioni e 1.010 i pozzi produttivi in terraferma e in mare. Dommarco ha svolto un tour di presentazioni di “Trivelle d'Italia” recentemente nel Sannio e si è soffermato proprio sulla Delta Enregy, una delle aziende delle trivelle. Per Dommarco la Delta Enrgy è una società anomala. In pratica, in caso di incidenti, l'azienda di Robert Donald Ferguson riparerebbe per solo un euro a testa i cittadini. Tra gli amministratori locali per diverso tempo è regnato il silenzio. Nessuno si è schierato a sostegno del progetto che resta in ogni caso ad impatto altamente invasivo rispetto al paesaggio ed al territorio. La Regione Campania si è limitata ad autorizzare le analisi preliminari. Secondo i comitati se le verifiche andranno a buon fine entreranno in scena le grandi multinazionali del petrolio.

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